FRANCESCO MARCOZZI: la storia di Frosinone culone

Spesso i nostri ospiti e le nostre storie hanno raccontato di genuinità e passione nelle professioni che riguardano il mondo del calcio dove spirito di appartenenza e identificazione portano a lavorare e comunicare in maniera sentitissima!

E’ il caso anche di Francesco Marcozzi, una vita dedicata al giornalismo, alle telecronache e al tifo; nella sua Giulianova e non solo, è un personaggio storico e amato da tutti.

Tanta gente e tutti i tifosi non possono dimenticare la sua telecronaca colorita e simpatica durante una partita di Serie C2, oggi ce ne sono tanti di telecronisti tifosi ma lui forse il primo della storia e di sicuro inimitabile!

“Ancora oggi tanti tifosi mi fermano e parliamo di quell’episodio; la cosa bella è che anche tifosi di squadre rivali storicamente hanno piacere di conoscermi e salutarmi. Ad esempio, nell’ultimo campionato sono stato ad Avezzano per la cronaca della partita e ci sono stati ragazzi ti tutte le età che mi hanno riconosciuto e si sono intrattenuti con me. Sono molto contento per questo perché aldilà delle rivalità c’è sempre la stima e il rispetto dell’uomo”.

Come è nata la tua carriera da giornalista?

“Casualmente! Ero in un bar e vidi un foglietto appeso su una vetrina: cercavano collaboratori per il quotidiano Il Messaggero… Scrissi il primo articolo nel 1967. Poi la mia carriera è sbocciata nella redazione di Teramo dove sono diventato Capo Servizio”.

E la passione per il calcio e il Giulianova?

“Mio padre è stato un grande e storico dirigente del Giulianova Calcio; per anni ha cercato di portarmi con lui allo stadio a vedere le partite ma io rifiutavo sempre, non volevo proprio. Poi iniziai ad appassionarmi e da lì iniziò la mia storia d’amore per la squadra e per questi colori”.

LA PILLOLA

…”Ci tengo a precisare che durante quella telecronaca non bestemmiai, il beep messo da Mediaset coprì la parola… In realtà dissi Madosca……!”.

Sei anche fondatore e Direttore di una radio

“Si Radio G! Esattamente il giorno del mio compleanno 17 gennaio del 1977 è nata la radio che tutt’oggi resta un mio orgoglio e per la quale continuo a lavorare; mi ricordo la prima radiocronaca della storia giuliana da Reggio Emilia, fu un’emozione unica far arrivare tramite la mia voce ogni istante della gara”.

Proprio un racconto di una partita come episodio mediatico

Il famoso Frosinone culone fu tutto filmato e documentato da Mediaset; le testate nazionali erano lì solo per puro caso a causa dello sciopero dei calciatori di Serie A e B.

Il 17 marzo del 1996 è una data storica per il calcio italiano; quel giorno i calciatori della serie A e Serie B decidono infatti di non scendere in campo, di incrociare le braccia… È il primo sciopero della storia del pallone! In serie C2 si gioca regolarmente Giulianova-Frosinone, partita di cartello: le due squadre infatti, insieme all’Avezzano, lottano per la promozione diretta in Serie C1.

“Fu una partita incredibile, palpitante e tutta la città attendeva da una settimana la gara! La porta ciociara era stregata e l’assedio del Giulianova sbatteva contro il portiere Assante, pali e una serie di episodi sfavorevoli. Pareggiammo al 93° con Pugnitopo ma fu un pareggio che non servì a nessuno visto che l’Avezzano sorpassò tutti”.

Frosinone.Frosinone culone.

Pubblicato da Rivogliamo MAI DIRE GOL su Mercoledì 23 settembre 2015

Quella leggendaria sfida, per la cronaca, finì 2-2. Allo stadio “Fadini” di Giulianova il clima era quello delle grandi occasioni. C’erano 6000 spettatori nonostante la capienza massima fosse fissata a poco più di 4500. Il Frosinone, due volte in vantaggio venne raggiunto prima con Danilo Di Vincenzo, tragicamente scomparso in un incidente stradale pochi mesi dopo, e poi con Sauro Pugnitopo.

“La redazione di Mediaset mandò quel video della partita a Mai dire gol e la Gialappas Band la mandò in onda… Non pensavo potesse aver tanto clamore!

Cosa ti ha cambiato quell’episodio?

“All’inizio ci rimasi male, la vivevo come una cosa negativa che andava a sminuire e offuscare il mio lavoro e la mia professionalità ma nel tempo invece ho capito che la gente aveva compreso il mio stato d’animo e la passione del tifoso che raccontava una sfida decisiva per la sua squadra del cuore. A livello di carriera non mi ha cambiato nulla, è stata solo una parentesi mediatica ma oggi faccio quello che facevo allora con la stessa serietà e la stessa dedizione… Ma una cosa la voglio puntualizzare!”.

Dicci tutto!

“Alla fine del video c’è il beep che copre la parola, ma io non ho assolutamente bestemmiato! Il termine usato fu madosca e non Madonna. Per provare che dico il vero ho cercato negli archivi svariate volte ma di quella registrazione si sono perse le tracce, sparita letteralmente!”.

 Come è cambiato il calcio da allora a oggi?

Beh c’erano i 2 punti a vittoria, si marcava a uomo con il libero staccato, i numeri andavano dall’1 all’11 e c’era molto più agonismo. Con l’avvento dei 3 punti le squadre hanno cambiato modo di interpretare le gare, cercando di vincere di più rispetto a prima perché la posta in palio è più alta; da qui la conseguenza di un gioco moderno più offensivo e votato a provare a vincere di più la gara, con la marcatura a zona e le tante soluzioni su palla inattiva. Dal punto di vista ambientale, invece, la passione è un po’ scemata, la gente e i giovani hanno più e diversi interessi… Prima avevamo il calcio come ragione di vita!

Dopo questa pandemia come riprenderà il mondo del calcio e del giornalismo?

“Per tornare a parlare di calcio credo che ci dovrà essere la sicurezza assoluta di poter stare insieme, vicini e tornare ad abbracciarci! Il calcio senza il gruppo, l’unione e soprattutto il pubblico non ha senso di esistere. Per quanto riguarda il mio lavoro credo si andrà verso una comunicazione sempre più tecnologica con meeting e interviste via Skype come anche a livello scolastico con lezioni on line. Per esempio ora tutti i giorni sto andando in onda in radio e in streaming con una trasmissione che parla di cronaca e nel finale di sport, non avendoci notizie attuali, stiamo ripercorrendo con tanti ospiti i momenti più significativi del Giulianova calcio, che ricordiamo per due anni ha sfiorato la promozione in Serie B, e dello sport in generale”.

Quel 17 marzo il “Frosinone culone” uscì indenne dal “Fadini” di Giulianova. Chissà se ce la fece grazie a quel guardalinee che Marcozzi avrebbe voluto far arrestare dalla polizia e dai carabinieri oppure grazie all’arbitro incapace o da una iella scalogna di tutti i colori… Per noi rimarrà un idolo indiscusso e capace di farci ricordare la vera passione per questo sport.
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LE COORDINATE DI FRANCESCO MARCOZZI: 

Francesco Marcozzi,17 gennaio 1948, è un giornalista iscritto all’albo dell’ordine dei giornalisti Abruzzo nella categoria Professionista dal 24 ottobre 1969. Fondatore e Direttore dal 1977 di Radio G.

– Capo Servizio – Il Messaggero
– Direttore – Radio G

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